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Beato Giuseppe Nascimbeni

Don Giuseppe Nascimbeni, parroco e fondatore appassionato per Dio e per l’uomo “Dio è il vero, il Sommo, l’unico Bene”: questa è l’intuizione che ha fatto unità nella vita di Giuseppe Nascimbeni, parroco e fondatore.
Nato a Torri del Benaco nel 1851 in una famiglia ricca di fede, crebbe con una profonda sensibilità religiosa, rettitudine e generosità di cuore. Famiglia, parrocchia e scuola contribuirono allo sviluppo armonico della sua personalità umana e spirituale.

Intelligente e volitivo, sentì presto la vocazione al sacerdozio e frequentò a Verona le scuole del seminario. Ordinato sacerdote nel 1874 esercitò il ministero prima a San Pietro di Lavagno e poi, dal 1877 e fino alla morte, a Castelletto di Brenzo ne, dimostrando instancabile e ardente zelo pastorale. Visse la sua missione di parroco con spirito missionario, aperto alle necessità della Chiesa e desideroso di coltivare la fede nel cuore dei suoi parrocchiani.
Diede vita a diverse istituzioni e iniziative per la formazione dei giovani e della famiglia; spese ogni cura ed energia anche per i malati, gli anziani e i poveri. Attento a tutto l’uomo e desideroso di dare la vita “anche per un’anima sola”, promosse il miglioramento delle condizioni anche materiali della sua gente, lasciandosi guidare dalle indicazioni del Magistero della Chiesa. Nella sua multiforme attività ebbe come collaboratrici fedeli le Piccole Suore della S. Famiglia, che egli stesso fondò nel 1892. La Famiglia di Nazareth fu l’ispiratrice del nuovo Istituto, che ricevette come carisma la contemplazione del mistero dell’Incarnazione, secon do la spiritualità di Nazareth.

Docile all’azione dello Spirito e afferrato dal desiderio di “vedere glorificato il Signore e salvate le anime”, don Nascimbeni volle le sue figlie “piccole”, cioè povere, umili, nascoste, semplici, francescanamente liete, imbevute di preghiera e di carità, instancabili nel sacrificio. Purificato da lunga malattia, il 21 gennaio 1922 pronunciò il suo “eccomi”: fu il momento dell’affidamento totale al Crocifisso, nel quale si era “specchiato” per tutta la vita e del quale aveva condiviso fino in fondo la “sete di anime”. Giuseppe Nascimbeni è un santo alla nostra portata: non fatti straordinari, non cariche vistose, non imprese fuori dell’ordinario… ma pastore, per tutta la vita, in un piccolo paese di periferia. Amava ripetere: “È un errore credere che la santità consista in cose straordinarie. Basta vivere bene in quell’occupazione, in quel luogo, in quel grado in cui ci pose il Signore”.
Due sono state le passioni della sua vita: Dio e l’uomo, in una equilibrata compenetrazione di contemplazione e azione. Dalla chiesa all’uomo, ad ogni uomo, in ogni situazione, soprattutto l’uomo bisognoso.

L’amore di Dio che egli traeva da l motto paolino “Caritas Christi urget nos” (2Cor 5,14) accresceva la sua energia e la sua creatività a favore dell’uomo, per la sua promozione umana e spirituale. Don Nascimbeni non è stato uno studioso, non ha scritto libri né si è distinto per l’originalità di pensiero. Era però convinto che le opere compiute, unite alla grazia di Dio, fanno incontrare la persona con il Signore della Vita. La Chiesa ha riconosciuto la santità della sua esistenza e Giovanni Paolo II l’ha proclamato.

 

Beatificazione nel 17 aprile 1988

Il Santo Padre Giovanni Paolo II, il 17 aprile 1988 beatifica il Fondatore, Giuseppe Nascimbeni, a Verona, nello stadio Bentegodi. La beatificazione del fondatore è un riconoscimento della santità delle origini della Congregazione e attira tutto l’Istituto sulla sua figura e sulla sua opera, dando spazio all’approfondimento del suo messaggio e offrendo occasioni per farlo  conoscere.

Pellegrinaggi si succedono alla sua urna per pregare e chiedere che interceda dal Cielo numerose «grazie» .

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